Mario Fordellone
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Postato da Mario Fordellone
VaR model: rendimenti e volatilità
Jul 18th
Ormai sappiamo benissimo che negli ultimi 30 anni circa – a causa della notevole volatilità dei tassi di interesse, tassi di cambio, corsi azionari, ecc… – il sistema bancario internazionale è caratterizzato da un elevato livello di dinamismo, rendendo così necessaria, per la sopravvivenza delle attività finanziarie, un’efficiente misura del “rischio”. Uno degli indici più importanti, utilizzati in campo finanziario proprio per misurare il rischio dell’allocazione del capitale, è il cosiddetto VaR (Value At Risk) la cui struttura dipende dalla struttura del portafoglio che andremo ad analizzare.
Per Value At Risk si intende proprio la perdita potenziale che un titolo (portafoglio) può subire in un dato intervallo temporale e con un dato livello di probabilità. Quindi secondo l’approccio probabilistico più semplice, il VaR è dato dalla formula:![]()
dove z è il percentile della distribuzione normale standard a cui corrisponde un determinato livello di confidenza (solitamente 99%). Tuttavia, tele metodo risulta poco accurato, in quanto è evidente che qualsiasi titolo presenti diversi livelli di varianza durante un qualsiasi arco temporale, pertanto utilizzare la varianza storica come stima della volatilità è del tutto fuorviante e riduttivo. In tal senso è di consueto l’utilizzo della modellistica Arch e le sue generalizzazioni, mediante la quale è possibile ottenere una stima della volatilità per ogni istante temporale della serie. Ad ogni modo si rimanda tale studio al prossimo articolo, in quello corrente ci soffermeremo sulle definizioni precise e scientifiche di rendimento e volatilità per fornire ai lettori una più adeguata e completa informazione.
Misure di volatilità nel mercato del forex
Jun 23rd
Il concetto di volatilità è una costante che caratterizza quasi tutti i cicli relativi ai tassi di cambio delle valute. Per volatilità – in linee generali – si intende quella propensione di un ciclo nell’invertire, ossia “modificare” il proprio andamento nel tempo. Tale caratteristica del ciclo è fondamentale in fase di valutazione pre-contrattazione: investire in valute caratterizzati da cicli notevolmente “volatili” (con frequenti cambi di direzione) non è certo una buona mossa.
Pertanto esistono una serie di indicatori capaci di misurare – nel breve periodo – il grado di volatilità di un ciclo; sottolineo breve periodo poichè la volatilità è una caratteristica molto influenzata dai diversi periodi del mercato, quindi osservare le misure di volatilità nel lungo periodo non è rilevante ai fini di un investimento: investire oggi in una valuta osservando la volatilità dei tassi di cambio registrata l’anno scorso non porta sicuramente risultati matematicamente coerenti. Quindi per una giusta analisi della volatilità è necessario ricordare due punti fondamentali:
Procedura Box-Jenkins per l’analisi finanziaria
Jun 22nd
Ormai da tempo si è consapevoli che per trarre profitto in campo finanziario – sia per quanto riguarda gli investimenti in titoli che quelli in valute – occorre l’esigenza di “prevedere” cosa ci offre ogni mercato nel periodo successivo a quello relativo al nostro investimento. Gli approcci tradizionali sono sostanzialmente due: analisi tecnica ed analisi fondamentale. Entrambe consistono nell’osservare la ciclicità di un determinato titolo o valuta (o indice di mercato) e, tramite opportuni indicatori, cercare di percepire il “movimento” prossimo dello stesso. In questo articolo, invece, sarà proposto un’analisi finanziaria con approccio nettamente differente rispetto a quelle appena citate.
Di seguito propongo la mia previsione sull’indice tedesco Dax 30, effettuata attraverso la procedura Box-Jenkins, ossia analizzando le serie storiche delle chiusure (medie) mensile di tale indice.
I dati raccolti sono relativi alle 125 chiusure mensili del mercato tedesco, dal gennaio 2000 a maggio 2010, rappresentate graficamente in questo modo:




























