News Macroeconomiche
L’Euro scende, lo Yen riprende terreno
Mar 22nd
Yen e dollaro su, l’euro scende
Lo yen è salito al valore massimo contro l’euro in seguito al calo delle azioni sulla borsa asiatica e della speculazione circa il fatto che le banche centrali seguiranno l’India ed aumentanno i tassi di interesse, incrementando di conseguenza la domanda di investimenti più sicuri.
Lo yen e il dollaro si sono entrambe rafforzate rispetto ad altre valute a più alto rendimento dopo che la banca centrale indiana ha aumentato, la scorsa settimana, il parametro di riferimento per i tassi a pronti, portandolo al 3,5 % contro un 3,25 % . Sicuramente una delle decisioni che ha portato l’India ad aumentare i tassi è il fatto che l’inflazione nel paese asiatico ha colpito in maniera pesante, arrivando quasi al 10% durante il mese di febbraio.
L’euro è invece sceso rispetto al dollaro in seguito alla preoccupazione che l’Unione europea non riuscirà ad accordarsi su un pacchetto di aiuti per la Grecia.
La nostra valuta è scesa contro il dollaro dopo che il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto agli investitori che non devono aspettarsi vertice dal vertice di questa settimana dell’UE la realizzazione di un pacchetto di aiuti per la Grecia. I leader dell’UE non devono creare “illusioni” ai mercati relativamente a tli aiuti. Il commento del cancelliere è venuto dopo che il Primo Ministro greco George Papandreou e il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, hanno dichiarato che l’UE dovrebbe precisare un piano di salvataggio al prossimo vertice di Bruxelles, 25 e 26 marzo.
In vista del , le preoccupazioni sulle difficoltà di Grecia e del finanziamento peseranno sull’euro. Intanto, il dollaro probabilmente rimarrà fermo in attesa di affrontare gli effetti della rimozione di ulteriori stimoli.
Anche la sterlina è risultata debole in apertura a seguito della speculazione sul Dubai World, secondo cui si prolungherà il rimborso dei prestiti.
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USA: Economia in crescita
Mar 19th
L’economia degli Stati Uniti è in crescita
Sembra che finalmente l’economia degli Stati Uniti sia in crescita. E’ quanto emerge andando ad analizzare i dati del mercato del lavoro e quelli dei prezzi al consumo. Entrambe sono stati pubblicati nella giornata di ieri e hanno mostrato che l’economia americana si trova su una strada di crescita moderata, inoltre le pressioni inflazionistiche sono contenute e il tasso di interesse rimarrà basso ancora per qualche periodo di tempo.
Anche se c’è la crescita dell’economia, il rischio è quello che si stia esercitando una pressione al ribasso sull’inflazione. Dunque, con una moderata ripresa economica ed un basso tasso di utilizzo delle risorse, la Fed questa settimana ha rinnovato la promessa da mantenere il tasso d’interesse di riferimento ancora al minimo per un periodo di tempo prolungato.
L’economia è in ripresa e la crescita della seconda metà dello scorso anno, capitanata dal settore manifatturiero, ha fatto vedere un intensificazione della produzione al fine di ricostruire le scorte, ridotte ai livelli minimi a causa della debole domanda.
Relativamente al discorso della richiesta di sussidi di disoccupazione, il numero è sceso di 5000 persone, secondo quanto ha detto il Dipartimento del Lavoro. Dunque il mercato del lavoro è in miglioramento graduale. Anche gli esperti del settore hanno confermato questa ipotesi. E’ effettivamente una ottima notizia se si pensa che dall’inizio della crisi sono stati perduti poco meno di 8 milioni e mezzo di posti di lavoro.
Il Consumer Price Index è invece rimasto invariato durante il mese scorso, dopo l’aumento dello 0,2 % durante il mese di gennaio. Se invece si esclude dal conteggio quei beni volatili, come l’energia e i prezzi dei prodotti alimentari, il CPI è salito dello 0,1 % .
L’inflazione invece è salita dell’ 1,3 %, il che segna un rallentamento rispetto al mese scorso.
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Ben Bernanke difende la FED da una riduzione di potere
Mar 18th
Bernanke difende la vigilanza bancaria della FED
Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke dovrà difendere il potere di vigilanza che ha al momento la banca centrale degli USA, sulle banche minori, durante una audizione dinanzi alla House Financial Services Committee nella giornata di oggi.
Bernanke si trova a dover controbbattere praticament ad una legge di revisione delle normativa sulla FED, che vorrebbe privare la banca centrale americana del controllo sulle piccole banche. Bernanke, in questo discorso, sosterrà la tesi che “le intuizioni fornite dal ruolo di controllo della FED su una serie di banche, aumenta significativamente l’efficacia della FED stessa in termini di politica monetaria e aiuta a promuovere la stabilità finanziaria. Dunque, il presidente della FED vuole “giocare” su un discorso di sicurezza e di utilità di tale controllo per tutta la nazione.
C’è anche chi vuole dare alla FED maggior potere rispetto al passato, dando alla banca centrale americana anche la responsabilità della supervisione di banche e di importanti società finanziarie con un patrimonio superiore a 50 miliardi di dollari. Tuttavia, questa misura consentirebbe di togliere alla Fed la vigilanza di circa 7.000 imprese bancarie minori.
La situazione effettivamente non è delle più tranquille per la banca USA e per Bernanke stesso. Già in passato si era discusso altre volte di togliere poteri alla FED oppure di assoggettare la banca centrale americana al controllo del Senato degli Stati Uniti, cosa che Bernanke ha sempre e decisamente rifiutato, affermando che l’indipendenza della FED è fondamentale e che tale indipendenza è stata fondamentale per traghettare il paese ed il mondo intero fuori dalla crisi economica mondiale che è nata nella fine del 2008.
Staremo a vedere cosa Bernanke riuscirà ad ottenere e se sarà effettivamente ancora così bravo a far valere le sue ragioni.
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Futures petrolio: Continua la perdita di valore
Mar 18th
Il petrolio perde valore
I Futures del petrolio hanno perso valore, arrivando a scendere al di sotto degli 80 dollari al barile. Il sentiment del mercato è rivolto al ribasso anche a causa dei dubbi sulla ripresa economica, del dollaro forte e di un eventuale inasprimento del credito per Cina e per India, cosa che può ovviamente danneggiare la domanda.
Proprio in merito agli effetti del biglietto verde nei confronti del prezzo del greggio, possiamo vedere che il dollaro si è ripreso e non è più debole come previsto. Un dollaro più forte del petrolio rende più costoso acquistare greggio per i titolari di altre valute. La ripresa economica è tuttavia in dubbio dopo che l’agenzia di rating Moody’s ha avvertito circa un possibile declassamento del rating di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.
Anche alcuni paesi emergenti, come Cina e India, visti come due dei paesi portanti della domanda di petrolio, potrebbero avere problemi con il credito. A causa delle manovre che verranno messe in atto al fine di combattere l’inflazione, aumenta la preoccupazione che il prezzo dei prodotti al consumo potrebbe scendere. Tutto questo ovviamente rafforza il sentimento ribassista verso il petrolio, facendone scendere il prezzo.
In ogni caso, c’è chi pensa che i prezzi dei petrolio verranno mantenuti al minimo attorno ai 76 dollari al barile. Il Ministro del petrolio saudita, Ali Naimi, ha tuttavia fatto sapere che c’è bisogno di un cambiamento, dato che il mercato del petrolio deve essere in equilibrio.
Altre cose che potrebbero influire sull’andamento dei prezzi del greggio, vediamo anche la riunione della Federal Reserve, prevista per questa settimana, nella quale si discuterà dei tassi di interesse, cosa che secondo le attese dovrebbe rimanere invariata, dato che i tassi di disoccupazione sono ancora alti. Vedremo effettivamente come si muoverà la FED e quali influenze queste decisioni potranno avere sul prezzo del greggio.
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Crisi economico/finanziaria della grecia: Si prevede l’aiuto del FMI
Mar 18th
Per la Grecia si prospetta il FMI
La Grecia può chiedere aiuto finanziario al Fondo Monetario Internazionale, dato che la situazione nel paese ellenico sta crescendo e sta diventando sempre più pessimista. Il governo greco non ha speranza di ottenere aiuto da parte degli altri stati UE, secondo quanto previsto dagli esperti del settore. Si spera e si cerca ancora, tuttavia una soluzione all’interno dell’Unione europea, anche se le cose non sembrano andare bene in questo senso. Non è chiaro cosa si deciderà il prossimo vertice UE, fissato per il 25 marzo. Ci sono infatti tutta una serie di possibilità tra cui scegliere, ma il più importante è sicuramente quello del ricordo al Fondo monetario internazionale.
Tra le cose che fanno dubitare per un intervento dei paesi interni all’UE, c’è la Germania, che ha le chiavi di questa decisione, dato che è l’economia più grande d’Europa.
Rimaniamo in attesa di questo vertice UE per sapere la decisione presa e, eventualmente, come sembra probabile, capire cosa comporterà la richiesta di fondi al FMI.
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