La storia del FOREX
LA STORIA DEL FOREX
“DALLA NASCITA FINO AI NOSTRI GIORNI…“
Il mercato dei cambi, mercato valutario, o Foreign Exchange Market (FOREX o FX) è il mercato più grande del mondo, il più liquido, il più dinamico. Non esistono interruzioni o “pause pranzo”, aperture o chiusure, il mercato Forex lavora in continuità 24 ore al giorno dalla domenica sera quando i neo-zelandesi per primi accendono gli screen, al venerdì sera con la chiusura statunitense.
I volumi di contrattazione sono oggi nei dintorni dei 2mila miliardi di dollari al giorno.
Grazie al rapido sviluppo dell’information technology, tutti i partecipanti hanno accesso simultaneo a questo mercato globale.
Il Forex come lo conosciamo noi oggi è il risultato di alcuni processi fondamentali che hanno preso vita dopo la grande depressione per cercare di creare un ambiente stabile per favorire la ripresa del commercio.
Tuttavia, qualche forma di denaro cominciò a cirolare dai tempi dei faraoni egizi. I Babilonesi sono accreditati come pionieri nell’utilizzo di ricevute e banconote, ma venendo ai cambi, furono cambiavalute medio-orientali i primi a cambiare monete diverse tra culture diverse. Durante il Medioevo divenne chiara la necessità di una diversa forma di pagamento oltre alle monete. Nacquero banconote che rappresentavano trasferibili diritti di pagamento da parte di terzi; tale metodo rese molto più facile ai mercanti il commercio anche con valute diverse dalla propria. Dall’infanzia del forex nel Medioevo, sino alla Prima Guerra Mondiale, in realtà i mercati valutari sono stati relativamente stabili e immuni da interessi di attività speculativa; gli scambi avvenivano per pura necessità. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la volatilità è cresciuta, ed operazioni speculative hanno fatto la loro comparsa in un ambiente nel quale le maggior parte delle istituzioni, e del grande pubblico, guardavano con molto sospetto alla speculazione nel mercato dei cambi.
LA GRANDE DEPRESSIONE E GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS
Prima della Grande Depressione, la maggior parte delle valute era scambiata liberamente, molte valute seguivano un standard di convertibilità attraverso oro o argento. Tali standard hanno vacillato dopo il crollo dei listini azionari dell’ottobre 1929. La prima grande tappa della storia del Forex sono gli accordi di Bretton Woods del 1944.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, Stati Uniti, Regno Unito e Francia si incontrarono alla Conferenza Monetaria e Finanziaria delle Nazioni Unite a Bretton Woods, nel New Hampshire, sulla costa est degli Stati Uniti, e diedero vita ad un nuovo, e ci si auspicava stabile, sistema monetario internazionale.
L’accordo di Bretton Woods fu siglato per creare un ambiente in cui le economie dei vari paesi potessero riprendersi dopo la Guerra. Primo importante risultato di tali accordi, il dollaro si sostituisce alla sterlina come valuta di riferimento. Sino alla Seconda Guerra Mondiale la Sterlina britannica era il cardine dell’economia, la maggior valuta a cui tutte le altre venivano rapportate; tale situazione cambiò quando la guerra portata dai nazisti arrivò anche a promuovere una durissima campagna di contraffazione nei confronti della valuta.
Il dollaro, da valuta fallimentare a causa dell’ enorme depressione cominciata nel 1929, divenne la componente primaria delle riserve valutarie delle banche centrali. Il valore del biglietto verde fu legato all’oro al prezzo di 35 $ l’oncia, gli accordi stabilivano il “PEG”, un tasso di conversione fra due valute fisso o limitato all’interno di una ristretta banda di oscillazione;
le maggiori valute si legavano al dollaro attraverso questo meccanismo, fu loro consentito di muoversi in una banda di oscillazione dell’1%; da quel momento le singole nazioni si dovevano preoccupare di mantenere stabile il valore della propria moneta; quando una valuta si avvicinava alla banda di fluttuazione la Banca Centrale del paese interveniva sul mercato per riportarla entro livelli corretti. A Bretton Woods si crearono inoltre World Bank e Fondo Monetario Internazionale (FMI o IMF all’anglosassone), nella speranza di stabilizzare la situazione dell’ economiaglobale.
GLI ANNI 50 e 60, I CREEPING PEGS e LA PRIMA SVALUTAZIONE
All’inizio degli anni 50 l’avvento del TELEX semplificò enormemente l’operatività sui mercati valutari. I volumi del Forex cominciarono a crescere in maniera esponenziale, minando alla base i tassi fissi stabiliti a Bretton Woods. I tassi di cambio erano in regime di peg, ma intorno al limite delle bande di oscillazione, la speculazione cominciava a farsi frenetica. Il periodo è descritto con la metafora di “creeping pegs” (i peg traballanti, scricchiolanti). Nel 1967, una banca di Chicago rifiutò ad un professore universitario di nome Milton Friedman un prestito in sterline, poiché egli intendeva utilizzare tali fondi per andare “corto” della valuta britannica, giocandone il ribasso. Friedman aveva percepito che la sino ad allora regina del mercato era sopravvalutata rispetto al dollaro, e la voleva vendere, per riacquistarla dopo il declino e ripagare il finanziamento bancario intascando un veloce profitto. La banca rifiutò proprio per il rispetto degli accordi di Bretton Woods. Ma Friedman aveva ragione, e il primo fallimento di Bretton Woods era dietro l’angolo. La Banca d’Inghilterra si oppose con l’aiuto di altre banche centrali all’eccessiva svalutazione della sterlina. Per la prima volta l’intervento di una banca centrale attraverso operazioni sul mercato dei cambi fallì, e si giunse nel novembre del 1967 alla svalutazione della sterlina.
LA FINE DELLO STANDARD AURIFERO, LO SMITHSONIAN AGREEMENT
Nel 1968 fu il turno del dollaro ad andare sotto grande pressione contro il marco tedesco. La Bundesbank fu costretta ad assorbire miliardi di $ dal mercato acquistando UsdDem per contrapporsi alla rivalutazione del marco, che comunque arrivò nel 1969. Giunto l’anno 1971 il dollaro statunitense era in forte deprezzamento contro le majors.
E’ la fine dell’era dello standard aurifero, la convertibilità con l’oro viene sospesa.
Il presidente statunitense Nixon impone controlli sul livello dei prezzi e dei salari, e nel dicembre del 1971 lo Smithsonian Agreement rimpiazza gli accordi di Bretton Woods. Viene fissata una banda di oscillazione che permette una fluttuazione del 2.25%.
Nel 1972 in Europa, per tentare di slegare le valute dalla dipendenza del dollaro, la CEE e per la precisione Germania Ovest, Francia, Italia, e Benelux raggiungono un accordo. L’obiettivo è di stringere, teoricamente dimezzare, la banda di oscillazione tra le valute europee, creando il “serpente monetario” (“snake” in inglese). Per garantire il funzionamento di questo meccanismo del serpente, e per portare al controllo delle situazioni di debito o di credito delle banche centrali, provocate da interventi che perseguivano la stabilizzazione dei loro tassi di cambio, il vertice di Parigi del 19-20 ottobre 1972 crea una nuova istituzione, il Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria (FECOM), che può considerarsi come il primo tentativo di creazione di un organo centrale bancario, anche se non arrivò mai ad avere entità fisica. I membri di questa co-operazione sono volontari, infatti molti Paesi vanno e vengono.
IL FALLIMENTO DEGLI ACCORDI, E’ L’INIZIO DELLA FLUTTUAZIONE LIBERA
Ma il mercato Forex, e i partecipanti al mercato stanno velocemente maturando ed implementando strumenti elettronici sempre più sofisticati. In questo scenario, il marco tedesco continua inesorabilmente a rafforzarsi man mano che la Germania assurge al ruolo di locomotiva del Vecchio Continente, la nostra Lira si indebolisce; le continue e numerose uscite ed entrate del meccanismo di stabilità cambiaria fanno male al sistema creato; vi sono profondi disaccordi di politica economica tra i paesi europei, motivati dalla crisi petrolifera iniziata nel 1973. Si arriva inevitabilmente molto presto al fallimento dell’accordo, e alla “morte del serpente”. Nel 1973, il dollaro si svaluta del 10%! E’ il fallimento dei due accordi, ed è il via al sistema di libera fluttuazione del mercato valutario. Non arrivano nuovi accordi istituzionali. I governi sono liberi di scegliere i destini della propria valuta, fissandola parzialmente o lasciandola libera di fluttuare nel mercato. A metà degli anni ’70 le banche “broker” internazionali dominano il mercato dei cambi, dopo il 1975 il sistema di libera fluttuazione delle valute è ufficialmente operativo.
NASCE LO SME
Tra il 1978 e il 1979 nuovamente alla ricerca di un’emancipazione dal dollaro, l’Europa crea il Sistema Monetario Europeo o SME (EMS, European Monetary System), ancora una volta i fini sono legati alla regolamentazione del mercato Forex, oltre che alla definizione di nuove regole riguardanti il credito. Viene implementato l’ERM (Exchange Rate Mechanism), che porta alla creazione una nuova valuta, l’ECU (European Currency Unit): ad essa il basket di valute europee si lega in una banda di oscillazione attorno ad un livello centrale dell’ECU, detto “parità”. Da quel momento, nasce il trading dell’Ecu basket. Se una valuta dello SME devia significativamente dal tasso centrale contro Ecu, il Fondo di Cooperazione Monetaria Europeo e le banche centrali intervengono per stabilizzarla.
ACCORDI DEL PLAZA E SVALUTAZIONE DEL DOLLARO
Negli anni ’80 accelerano i movimenti di capitali tra le diverse aree valutarie grazie all’avvento dei computer e delle innovazioni tecnologiche che saranno d’ora in avanti protagoniste dei mercati finanziari. Il mercato diventa 24 ore su 24 passando in continuo tra le sessioni asiatica, europea e americana. I volumi delle transazioni sul mercato forex all’inizio degli anni ’80 sono intorno ai 70 miliardi di dollari al giorno. Nel 1982, il segretario al Tesoro USA Donald Regan promette che gli Stati Uniti interverranno sistematicamente nel mercato dei cambi, ma… a metà degli anni ’80 il mercato ricomincia a “ballare”. Nel 1985 all’hotel Plaza di New York i membri del G-7 lavorano per svalutare il dollaro (nel frattempo risalito ai livelli del 1970). L’anno seguente il dollaro è calato del 25% contro le maggiori valute europee; anche questa caduta ha serie implicazioni economiche, pertanto molte banche centrali intervengono nel 1987 per cercare di porvi un freno. Siamo alle fluttuazioni “sporche”, o dirty float come viene definita questa operatività.
SVALUTAZIONE DI GBP E ITL FANNO FALLIRE L’ERM, E’ LIBERA FLUTTUAZIONE
Nel 1992, shock in Europa: sotto i colpi della svalutazione di sterlina e lira, Inghilterra e Italia abbandonano lo SME, fallisce l’ERM, e un anno dopo, nel 1993, vengono allargate le bande di oscillazione dal 2.25% al 15%, che significa sempre più libera fluttuazione dei cambi.
MAASTRICHT, LA CULLA DELL’EURO
Nel 1992, il Trattato di Maastricht da alla luce l’Unione Monetaria Europea (EMU, European Monetary Union) che rimpiazza la vecchia Comunità Economica Europea (CEE).
Siamo ormai giunti all’era odierna, nel 1999 come valuta di contrattazione sui mercati, e nel 2002 nelle tasche degli europei, nasce la moneta unica europea, EURO (caratterizzata dal simbolo “€”, simbolo di derivazione architettonica, detto glifo).
I tassi di cambio delle valute partecipanti all’Euro vengono fissati: in 1 Euro vengono convertite 1936.27 Lire, 1.95583 DeutscheMark, 6.55957 franchi francesi, e così via. L’Euro si sostituisce alle valute locali, non si opera più su UsdDem, UsdItl, DemYen, DemChf, GbpItl … ma su EurUsd, EurYen, EurChf, EurGbp …
Viene rivisto l’ERM, e creato l’ERM II che vincola anche valute di Paesi non membri della moneta unica; infatti ne entrano a far parte Grecia e Danimarca, niente da fare per Svezia e Regno Unito.
Sono inizialmente 12 gli Stati membri dell’Unione europea hanno adottato la moneta unica: Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Finlandia.
Le banche centrali cominciano a perseguire una politica monetaria comune, guidate dalla Banca Centrale Europea, BCE (ECB); il primo governatore della BCE è Wim Duisenberg, che nel novembre 2003 lascia il ruolo a Jean-Claude Trichet.




























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