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VaR model: rendimenti e volatilità
Jul 18th
Ormai sappiamo benissimo che negli ultimi 30 anni circa – a causa della notevole volatilità dei tassi di interesse, tassi di cambio, corsi azionari, ecc… – il sistema bancario internazionale è caratterizzato da un elevato livello di dinamismo, rendendo così necessaria, per la sopravvivenza delle attività finanziarie, un’efficiente misura del “rischio”. Uno degli indici più importanti, utilizzati in campo finanziario proprio per misurare il rischio dell’allocazione del capitale, è il cosiddetto VaR (Value At Risk) la cui struttura dipende dalla struttura del portafoglio che andremo ad analizzare.
Per Value At Risk si intende proprio la perdita potenziale che un titolo (portafoglio) può subire in un dato intervallo temporale e con un dato livello di probabilità. Quindi secondo l’approccio probabilistico più semplice, il VaR è dato dalla formula:![]()
dove z è il percentile della distribuzione normale standard a cui corrisponde un determinato livello di confidenza (solitamente 99%). Tuttavia, tele metodo risulta poco accurato, in quanto è evidente che qualsiasi titolo presenti diversi livelli di varianza durante un qualsiasi arco temporale, pertanto utilizzare la varianza storica come stima della volatilità è del tutto fuorviante e riduttivo. In tal senso è di consueto l’utilizzo della modellistica Arch e le sue generalizzazioni, mediante la quale è possibile ottenere una stima della volatilità per ogni istante temporale della serie. Ad ogni modo si rimanda tale studio al prossimo articolo, in quello corrente ci soffermeremo sulle definizioni precise e scientifiche di rendimento e volatilità per fornire ai lettori una più adeguata e completa informazione.




























